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Il Giro del Mondo in 80 Giorni

 

'Era un uomo che doveva aver viaggiato dappertutto, almeno con la mente'.

(Jules Verne)

 

 

 

Comune a quasi la maggior parte dell’universo adolescenziale, forse più quello femminile che maschile, il diario è il sinonimo di quell’amico invisibile che ogni bambino crea nel suo immaginario, un luogo intimo e segreto con cui il vasto e qualche volta disordinato mondo delle emozioni si trasforma in parola e quindi in comunicazione.

 

Personalmente il senso del diario non mi è mai appartenuto: ricordo bene la mia riserva alla notizia  che la Maestra Paola aveva dato per compito da svolgere durante le vacanze natalizie nella classe seconda elementare in cui frequentava mia figlia. La stesura giornaliera di un diario si rivelò, come da mie previsioni, un magro esercizio.  

 

Se alle prime pagine di questo cominciavano a vivere descrizioni di luoghi e di vissuto, piano piano con lo scorrere dei fogli si arrivava ad una sola frase, sicuramente significativa ed incisiva, supportata da un disegno per migliorare la comprensione. Insomma…troppo lavoro. 

 

Il grande romanzo di Jules Verne ‘Il giro del mondo in 80 giorni’, frutto di un divertente e quanto mai sarcastico patto tra gentiluomini francesi alquanto bizzarri, ci dà lo spunto per considerare questo libro l’archetipo di tutti i diari che usiamo scrivere nella nostra vita, dove collimano e si intersecano ogni classica tematica usuale in questo tipo di esperienza: il tempo, lo spazio, gli elementi, i sentimenti, lo scopo e il fine e il porsi nel mondo e dinanzi ad esso. 

 

Non inganni il titolo che pone la questione temporale ferma e decisiva oltre ad  incidere un segno profondo alla storia.Ma il tempo si annulla nel momento in cui diventiamo un tutt’uno con il racconto, ci sfugge perché catturati da una miriade di istantanee nitide che già da loro non accettano  lo svolgersi di questo.

 

Del resto la stessa fotografia è l’ imprimere un immagine su un cartoncino, è  la necessità umana di fermare quel momento, di rendere eterno un attimo che nella realtà e nel tempo dura un sospiro. Così il senso dello scrivere un diario è il tentativo di fermare il tempo del nostro vivere per darci la possibilità di ritornare a leggere e a rileggere istanti che sono stati bloccati dalla scrittura.   

 

Il racconto delle immagini, dettagliate e comprese hanno la forza incontrastata di una persona che accetta la sfida di porsi dinanzi al non conosciuto con animo aperto, dove l’originalità e la fantasia sono la chiave di lettura del porsi in gioco.

 

Avventura e disavventura, scetticismo e ammirazione diventano un tutt’uno per vivere ambienti completamente diversi da quelli usuali, persone che, caratterialmente diverse tra loro, riescono a trovare punti di contatto e di rapporto per risolvere situazioni goffe e a volte tenere, in un linguaggio semplice che spesso tocca il cuore e la mente. 

 

La fantasia lascia spazio alla realtà, le due situazioni si plasmano e si fondono una nell'altra facendo scomparire quell’ alone di limite e divisione  che spesso viene rimarcato  in maniera profonda e preponderante, la continua necessità della divisione tra fanciullo e adulto di cui abbiamo parlato con il Piccolo Principe.

 

Mortali e limitati  nel nostro essere, il ricordo nel  diario è un modo come un altro per sentirci un po’ più infiniti, ricordandoci, nell’ attimo in cui ci ritroviamo a rileggere quegli istanti fatti  di momenti felici, preziosi e spensierati trascorsi insieme alle persone che amiamo e che abbiamo amato, per ritrovarci ancora insieme e insieme dire l’un l’altro: ‘…ti ricordi quando…’. 

 

 

 

(A.L.)