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Il Piccolo Principe

 

Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle,questo basta a farlo felice quando lo guarda'

(Antoine de Saint Exupery)

 

 

Saint-Exupéry era un viaggiatore per professione, un aviatore che scivolava sul mondo per, in esso, scomparire.

 

Il viaggiatore protagonista della sua opera più conosciuta è  divenuta, non a caso, capolavoro mondiale da non relegare nello stretto ambito della letteratura per l’infanzia. Davvero ‘un piccolo principe ‘, dall’animo sottile e trasparente,  intraprende un lungo viaggio che lo porterà su sei piccoli mondi in cui verrà  a contatto con realtà completamente differenti dalla sua.

 Un po’ difficili da comprendere ma determinanti per  definire, di questo cammino della propria esistenza, la necessaria conoscenza  delle problematiche umane quale unica possibilità per la comprensione del singolo. 

Il biondo e disarmante piccolo principe che conosce l’amore per la sua rosa secondo l’unica esperienza compresa e vissuta sul suo pianetino, trova il naturale e necessario desiderio di viaggiare o, ancor meglio, del porsi- nel -viaggio. 

Ricordo che tempo fa ci fu una bella diatriba tra alcune amiche le quali, secondo le loro esperienze e visioni (che sono entrambe valide) affermavano,le une il desiderio di vivere le proprie vacanze scoprendo prima il nostro territorio nazionale e poi il mondo estero e, le altre, il contrario. 

Fermo restando che ogni opinione espressa a questo riguardo è giusta e dettata dal proprio essere, rimane la fondamentale richiesta di ognuno di noi sulla ricerca della conoscenza. Il piccolo principe sarebbe rimasto relegato nei suoi confini intellettuali e culturali se non si fosse messo in gioco, se non avesse voluto conoscere altri mondi e quindi altre realtà oltre la sua. 

Colui che viaggia è lo stesso, è un piccolo principe che affronta il vento, è colui che aspetta sempre di trovare lungo il suo cammino persone nuove da conoscere e con i quali dialogare  e mettersi a confronto, è una persona che non ha paura del nuovo o del diverso perché sa che questo diverso gli permette di ampliare le proprie vedute e i propri ragionamenti. 

 

Il piccolo principe non giudica (il giudizio può portare alla conoscenza o è una lama affilata che la tronca?) ma domanda, chiede il perché delle cose,  di cosa gli appare dinanzi agli occhi, perché vuole capire, capire cosa c’è dietro ad un illusorio mantello di ermellino di un Re  o di un viso dilaniato dall’alcool, la vanità incontrastata di un uomo solo o la frenesia dell’avere quel tanto che porta nell’infinita cavità del nulla. 

Del resto, scomodando Wittgenstein, il mondo è tutto ciò che accade come fatti e non come cose e ciò che accade, aggiungiamo noi, determina il mondo, un mondo fatto di una infinità di piccoli frammenti. 

Ma gli omini incontrati sui vari pianeti dal piccolo principe raccontano la loro visione del loro mondo senza che nessuno, prima dell’arrivo del biondo viaggiatore, possa in qualche maniera porre loro un qualsiasi contraddittorio; i mondi mono-toni sono tali perchè non spiegano, non vanno oltre i propri pensieri e quindi non hanno la facoltà né del dubbio né del paragone,non accettano quindi nessun tipo di rapporto e quindi sono fuori del tempo. 

La conoscenza o lo studio verso la conoscenza  va quindi oltre alla visione, più o meno elementaristica, del scegliere di visitare luoghi italiani o stranieri ma il come porsi dinanzi a questi, come un piccolo principe che vuole ascoltare e domandare, capire per poi continuare il suo viaggio alla ricerca di qualcosa di nuovo e di sempre esaltante per il suo animo inquieto e fragile, per cercare di ‘gabbare’ una vita che tende spesso ad essere nei confronti del singolo, egoista e cruda, sterile e spesso insensibile. 

 (A.L)