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La Relazione con i Social

 

Tra questa

immensità s'annega il pensier mio:

e il naufragar m'è dolce in questo mare

(Giacomo Leopardi)

 

 

Da quando i social network  hanno invaso le nostre vite è cambiato radicalmente il modo di comunicare tra di noi e il modo di creare legami sociali.

 Specchi delle nostre stesse vite, mettono in luce aspetti che, in alcuni casi, prima di questa ‘rivoluzione’ passavano inosservati o celati esprimendo aspetti della propria identità che nella vita reale, al di fuori dei social, sono latenti o facciamo fatica a manifestare.

Infatti mediante i social network noi possiamo  scegliere di essere noi stessi o apparire, essere tutto ciò che vogliamo, tutto ciò che non possiamo essere ma che vorremmo essere o semplicemente un modo banale ed egocentrico per definirci quello che non saremmo mai.

L’utilizzo dei social è vario ma esprime un fine comune:  creando, o ricreando socialità, si pone l’accento sulla promozione di sé, sulla propria autostima e su una forma di egocentrismo più o meno marcato.

Questo egocentrismo viene proposto mediante la rete comunicativa composta da messaggi, immagini,commenti , ‘like’ , rafforzando la propria autostima ‘virtuale’ per poi rifletterla nel mondo reale.

 A questo proposito ricordo di essere stata impressionata nell’ ascoltare una persona la quale non si vantava della posizione lavorativa conquistata dopo anni di fatica né della sua cultura composta da anni di studi scientifici in Italia e nel Mondo, ma della sua capacità di possedere più di mille contatti su facebook.

Segno di una predisposizione al contatto umano?

Nel vasto panorama dello studio dei comportamenti spicca la tesi composta in  ‘Kujath, Cyberpsychology, Behavior and Social Networking’ e ripresa da

‘ Close Encounters: Communication in Relationships’ di Laura K. Guerrero,Peter A. Andersen,  Walid A. Afifi in cui viene esplicitamente  sfatato il mito e il pregiudizio secondo cui i social network portano ad una drastica riduzione delle relazioni interpersonali ‘dal vivo’. (Ch. Social Networking and Identity)

 Secondo questo studio, infatti, le persone più aperte e che hanno facilità a relazionarsi con le altre persone

usano i social quale ampliamento delle proprie conoscenze e non come sostitutivo dell’entrare in rapporto con gli altri mentre le persone più timide, riservate e che si trovano nella realtà a vivere una sorta di esclusione sociale, trovano nei social una buona soluzione per non sentirsi nuovamente isolati dalle relazioni con l’altro.

 D’altro canto l’uso dei social è considerato uno strumento di supporto sociale:  le persone sono più propense a  scrivere on line i propri sentimenti, che siano angosce o felicità, e a tacerne nella vita quotidiana. 

Queste esternazioni vengono immediatamente recepite dagli altri e a queste si trovano maggiormente pronte e disponibili ad un aiuto che nella vita reale.

 Io che sono una fruitrice di questi mezzi comunicativi e sociali, trovo sia vero che ormai nessuno può fare a meno di rispondere a questi modi di relazionarsi .

 Trovo però alcune piccole imprecisioni su quanto esposto precedentemente, solo per una mia personale visione di questi.

 I social sono di per sé uno strumento meraviglioso offrendo la possibilità di ribaltare completamente il modo in cui le persone si pongono in ambito sociale e civile.

Se siamo capaci a non confondere la vita reale da quella virtuale, i social ci offrono la possibilità di entrare in contatto con microcosmi diversi dal proprio, con altre identità, culture, storie, emozioni; di allargare i propri confini mentali,  culturali e di abbattere diffidenze e ignoranze sociali.

 Ma se ci isoliamo in esso, se  costruiamo un mondo ‘ a misura’ che non ammette scambi, riflessioni e giudizi, non possiamo che entrare in una solitudine profonda , che sfocia, in alcuni casi, in isolamenti schiaccianti e dolorosi, insieme alla diffidenza che si prova nell’incontrare l’altro, nella vita reale.

I social sono un mezzo, noi siamo solo degli ‘users’e come tali utilizziamo i social come noi vogliamo e come noi preferiamo.

Facebook o altri non sono né buoni né cattivi, non sono né positivi né negativi: sono esattamente come noi li vogliamo usare.

Facebook o i social in generale, ci danno la possibilità di usare il web non più in senso passivo e noi, quali consumatori, creiamo, produciamo, commentiamo, condividiamo.

 

Senza mai dimenticare che, anche in questo caso, noi umani siamo degli 'onnivori'; abbiamo cioè bisogno di molti imput, di studiare e di comprendere sempre di più rispetto a quello che sappiamo già, rispetto al nostro bagaglio culturale e sociale già acquisito. Noi siamo curiosi e affamati di nuove conoscenze nel tentativo di sentirci un po' meno finiti. Ma, essendo onnivori, abbiamo anche (o dovremmo avere) anche un profondo senso di bilanciamento, quel tanto per comprendere quanto siano belli sia  il mondo reale che quello virtuale.

 

(A.L.)

 

 

 

 

 

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