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La Frustrazione

C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente.

(Juddu Krishnamurti)

 

 

 

Cosa è la frustrazione?

Per me la frustrazione è quel sentimento che si prova nel momento in cui la realizzazione di un bisogno viene impedita da parte di un ‘ostacolo’, quando un desiderio non trova il proprio appagamento.

 

Anche se è uno stato inevitabile della condizione umana  in relazione con il mondo esterno, lo stato di frustrazione è lacerante e doloroso, tanto che è difficile comprenderlo in maniera ragionevole e trovarne soluzione.

 

Nella società odierna vengono elencare diversi casi di frustrazione, che va dal mondo lavorativo a quello ambientale, da quello ristretto alla propria famiglia ad un genere più vasto composto da amici o conoscenti.

 

Può essere anche legato al nostro stato fisico, a quello psichico o intellettivo e, comunque, ai rapporti umani.

 

Comunque esso sia, questo stato di affaticamento corporeo e psicologico inevitabilmente ci porta a vivere giornate pesanti.

 

La frustrazione porta inoltre a reagire in maniera aggressiva ad accadimenti che, magari, nulla hanno a che fare con la situazione che ha scatenato questo sentimento.

 

Il  loro unico errore è quello di presentarsi quale stato scatenante  per far uscire, spesso con rabbia, tutta la delusione, l’umiliazione,il senso di impotenza che, in silenzio, abbiamo sopportato con dolore.

 

E più la frustrazione è greve, più la reazione sarà aggressiva.

 

Molto spesso, dopo giornate composte da falliti riconoscimenti, di aspettative mancate, di non comunicabilità nei confronti di persone egoiste, egocentrici o frustranti, troviamo motivi palesemente irrilevanti  per scatenare un litigio, uno scontro con chi  (o con cosa) è vicino a noi, per far uscire tutta la rabbia accumulata ‘grazie’ al sentimento della frustrazione.

Accorgendoci solo dopo un po’, quando finalmente la rabbia si quieta, di aver scaricato la nostra frustrazione su chi (o su cosa) non ha nessuna vera  responsabilità.

 

Quando il grado di frustrazione supera certi limiti di sopportazione, subentra l’angoscia e l’incapacità a reagire, per abbandonarsi ad un sentimento di  completa difesa del proprio Io.

 

Vivendo un distacco netto con la realtà per paura di sentire ancora più dolore e per paura di poter essere ancora di più attaccati, angosciati, dilaniati, subentra lo stato di apatia, un’i-sola dove si vive separato  dal mondo e dove non c’è nessun modo per aiutarsi, dove nessuna porta può essere aperta alla comunicazione e alla soluzione del problema.

 

Sublimare,razionalizzare, rimuovere o compensare sono modi per trovare una sorta di spiegazione a questi sentimenti, un modo per cercare un appiglio sotto questo cielo pumbleo e ‘andare avanti’ ma non credo serva molto darsi delle giustificazioni o, meglio, mentire a se stessi.

 

Essendo umani e fallaci tendiamo sempre a cercare emozioni che troveranno sulla loro strada, dentro di noi, ostacoli che abbiamo formato noi stessi per questioni irrisolte. 

Così facendo ritorneremo a sentire il peso della frustrazione, a non comprendere quella situazione che è visibilmente diversa ma sostanzialmente uguale.

 

(A.L.)

 

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