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L' Aggressività

 

Se vogliamo creare noi stessi, dobbiamo incanalare le nostre energie non verso l’aggressività e la protesta ma verso quella forma di solidarietà profonda che è il confronto con l’altro, l’incontro autentico che può stimolare la ristrutturazione dei nostri contenuti interni.

(Aldo Carotenuto)

 

L’aggressività è  un sentimento che ha sempre trovato nell’animo umano terreno fertile che, in svariate modi, è  sempre stato parte del comportamento umano.

 

Come gli altri sentimenti, anche l’aggressività non è mai solo negativa o solo positiva, è il suo manifestarsi che la definisce tale.

 

Certo è che questo sentimento è stato lungamente dibattuto attraverso le varie ideologie filosofiche che si sono dispiegate nel corso del tempo.

Sin dal pensiero greco,che concepiva aggressività con valore positivo nel momento in cui era associato al coraggio nelle battaglie o quando si riferiva al raziocino, per arrivare a Nietzsche  che considerò questo sentimento  non solo come innato nell’uomo ma anche derivante dalle influenze   del cristianesimo. Solo il superuomo è capace a esteriorizzare questa emozione esprimendola nei combattimenti e nella guerra.

 

Sarà poi, nel campo psicologico, Freud che sosterrà il tema dell’aggressività legata all’istinto di morte (thanatos) che, insieme all’istinto di vita, (eros),  convive in ogni individuo. Lo psicologo austriaco supporta l’idea che questo non è solo un’emozione o un comportamento ma è  la manifestazione di una pulsione, che vive e si muove nell'inconscio condizionando le nostre scelte.

 

Il termine  assume molti significati a seconda della  circostanza in cui viene usato e i  termini  che derivano dalla stessa area semantica possono differenziarsi  rispetto al  principale significato, oltre ad assumere significati e comprensioni diverse in campi quali la psicologia o la psicanalisi.

 

In una lettura generalizzata su questo concetto viene definita aggressività quel comportamento che vuole recare danno ad altro individuo. Il ‘danno’ è naturalmente inteso quale fisico o psicologico, con uguale valenza e senza la presunzione del raggiungimento dello scopo.

L’etimologia stessa della parola evidenzia questo principio: derivando dal latino aggredior, composto da ad + gradior,

indica il tendere ad avvicinarsi a qualcuno o qualcosa con azioni che possono essere sia benevoli o avversi.

 

Seguendo la logicità di questo concetto,dovremmo dedurre che  l’aggressività comporta l’atto  di un  ingresso in uno spazio che non è proprio.  

 

Ma qui non viene esplicitamente dispiegato se questo atto di sconfinamento può causare nell’altro una qualsiasi sofferenza, fisica o psicologica o che questo provochi delle conseguenze.

 

Infatti queste due affermazioni sono tra di loro diverse in quanto la prima è definibile come aggressività mentre la seconda è violenza.

 

Quando infatti definiamo il termine  ‘aggressività’, tendiamo a pensare a comportamenti che in maniera istintiva ci portano a difendere cose o persone. Noi diventiamo istintivamente aggressivi nel momento in cui ci sentiamo in pericolo e questa reazione è una salvaguardia di sé o di chi amiamo o di un oggetto che ci è caro, che ci appartiene.

 

Se invece parliamo di ‘violenza’, facciamo riferimento in primis ad azioni intenzionali, che arrecano danno alla società, il cui fine è realizzazione di uno scopo precedentemente pensato e ideato. 

 

(A.L.)

 

 

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