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La fine di un Amore

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti o sguardi l’anima dannata, ma ti giuro sul paradiso,sull’icona miracolosa e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:mai più tornerò da te.

(Anna Adreevna Achmatova)

 

 

Sfido chiunque ad affermare che, nel momento in cui ci si innamora, questo già al principio mette in conto il fatto che un giorno o l’altro la storia che sta vivendo possa finire.

Io personalmente non l’ho mai fatto. Forse perché non sono una persona definibile ‘calcolatrice’ ma instancabilmente ‘romantica’.

 

Lo si nota dall’articolo sull’Amore scritto alcuni giorni fa, a beneficio di un’amica che si è innamorata, che soffre.  

 

L’ho scritto col cuore quell’articolo, lasciando fuori dai miei ragionamenti ogni sorta di accademico pensiero per far spazio solo al sentimento, all’emozione.

Pensando ad una sofferenza vera, infinita e lacerante che traspare dai suoi occhi infinitamente profondi e ora,bui. La si conta, questa sofferenza, dalle rughe che le attraversano il viso e da quei sorrisi di convenienza che, mi dice, la aiutano a mascherare il dolore.

 

L’amore che finisce, che viene  troncato in un modo tale da togliere il fiato, ha a che fare con il dolore della perdita. Bisogna riuscire ad elaborare il lutto, bisogna ricominciare, come diceva Anna Andrevna Achmatova, a vivere di nuovo.

 

Mi chiedo come uscire da questo stato di impotenza e di vuoto. Come si fa a riprendere in mano la propria vita. Non tutti reagiamo in maniera uguale ma tutti reagiamo. Sembra difficile ma lo facciamo.

E’ un momento fragile della propria esistenza e anche se la sofferenza fa male, e si spera che questo fardello pesi non troppo a lungo, lo dobbiamo vivere e comprendere.

 

La fine di un rapporto d’Amore porta a vivere emozioni spesso discordanti tra di loro, a volte monocorde e altre volte feroci. Rabbia, frustrazione, impotenza, smarrimento sono reazioni che non solo si manifestano nel nostro animo ma si ripercuotono anche sul corpo.

 

Coccolarsi, darsi Tempo e non darsi addosso colpevolizzandoci e rendendoci unici rei di una situazione amorosa che forse doveva comunque finire, che non aveva più aria per respirare o parole nuove da raccontare, è il primo passo per riappropriarci della propria vita, della propria quotidianità.

 

Dobbiamo renderci nuovamente conto del valore della nostra persona, di quello che abbiamo costruito in questo rapporto e riconoscere anche i limiti, oltre al valore, di questa storia conclusa.

 

Rimanere nel rancore non fa male all’altra persona ma solo a se stessi.

Il rancore non insegna nulla e non ci porta ad aprire  nuovi capitoli della propria esistenza.

Se non riusciamo a comprendere che in ogni vissuto, anche quello amoroso, c’è qualcosa di bello che viene lasciato, insegnato, allora non siamo in grado di lasciare aperta nuovamente la porta del cuore e spesso riproponiamo gli stessi comportamenti e disastri che hanno portato alla chiusura della precedente relazione.

 

Tutte le storie hanno un lato negativo e uno positivo, un ‘rovescio della medaglia’ , anche quelle finite.

 

Perché c’è sempre un ‘e vissero felici e contenti’, magari su strade diverse e molto distanti tra loro, con altre persone, ma sempre e comunque felici e contenti.

(A.L.)

 

 

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