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Spazio per sè

 

 Non rimpiango le persone che ho perso col tempo, ma rimpiango il tempo che ho perso con certe persone, perché le persone non mi appartenevano, gli anni sì.

(Carl Gustav Jung)

 

Ieri sera, dopo una giornata trascorsa tra impegni familiari, studio e lavoro, per rilassarmi mi sono connessa a fb e ho iniziato a scorrere delle belle immagini di arredamento postate in un gruppo composto in prevalenza da signore amanti della casa e dell’arredamento.

 

Mi sono ritagliata, quindi, uno spazio mio.

 

In questa pagina mi sono imbattuta in un post di una giovane donna la quale scriveva del suo stato di madre e di moglie e della sua stanchezza morale e fisica. 

Unica donna in un gruppo familiare composto da marito, due figli maschi e un cane (maschio anch’egli), questa persona lamentava la poca attenzione dei suoi familiari nei suoi confronti, costretta a correre per tutto il giorno, a soddisfare le varie necessità della famiglia e sempre pronta a dire ‘si’.

Molte signore hanno commentato questo suo post, alcune cercando di lenire il disagio che questa giovane donna provava mostrando una sorta di compassione ,scrivendo che questo è il ruolo di donna in casa, che ‘domani è un altro giorno si vedrà’ e chi invece le ha scritto ‘ritagliati il tuo spazio’.

 

Noi donne sicuramente abbiamo giornate molto piene e in svariati settori: il lavoro in casa,il lavoro ‘fuori’, i figli da seguire nello studio e nei loro interessi e così via. L’elenco sarebbe molto lungo.

Sono tutti impegni bellissimi che ci gratificano, facciamo tutto con l’amore che solo noi donne proviamo, ci sentiamo felici e realizzate.

Ma questo non significa che dobbiamo annullarci.

 

La responsabilità non è degli altri componenti della famiglia, è solo la nostra.

 

Siamo noi che abbiamo comunicato ai figli che la mamma è sempre disponibile, che possono lasciare la loro camera sporca come un porcile perché la mamma ha tanto tempo ed è lei che deve pulire. 

Siamo noi che abbiamo detto, in maniera non verbale, che le mutande sporche possono essere lasciate per terra e non poste nel cesto della roba da lavare. 

Siamo noi che li abituiamo a lasciare nell’ingresso di casa la sacca della partita di calcio con dentro maldeodoranti tute e scarpette sporche di fango. 

E siamo noi che comunichiamo al nostro compagno che non abbiamo bisogno di niente, che i propri impegni personali  li possiamo anche annullare o spostare perché ‘c’è qualcosa di più importante’ e qualche volta anche fare tutto ciò che dovrebbe fare lui. 

 

Quante volte mi imbatto nella frase ‘ma lui lavora’. E tu, donna, cosa fai? Ti annienti perché il lavoro di casa non vale nulla?

 

Quante volte il nostro compagno arriva a casa e invece di sedersi sul divano (perché lui lavora ed è stanco) pensa che c’è da accudire il cane, azionare una lavatrice o stendere, o occuparsi della cena o pulire il bagno? 

Non confondiamo l’Amore con la disfatta di sé, non confondiamo l’Amore con le falsità, non confondiamo l’Amore con l’egoismo.

 

Non sono gli altri, siamo Noi le responsabili di noi stesse. Ritagliarsi lo spazio è un diritto di tutti e dobbiamo farlo nostro. 

 

La famiglia è una società. Nella società tutti ci adoperiamo perché tutto vada nel migliore dei modi e anche se non ci sembra ognuno fa la sua parte. Così in famiglia. In una famiglia ci si aiuta, si partecipa attivamente ai lavori, ci si prende ognuno le proprie responsabilità.

E non si delega nessuno.

E non si ha paura di dire ‘no’.

 

Quindi, io comprendo lo stato di inquietudine di questa signora che ha voluto scrivere quel post e, come tante altre donne, comprendo questa situazione.

 

Non siamo delle eroine, siamo donne che amiamo la nostra famiglia e che naturalmente andiamo incontro alle esigenze di questa ma il rapporto non deve essere univoco.

Ritagliarsi uno spazio è un atto d’amore nei confronti di se stesse, è un gesto semplice, è un tempo per acquisire forza, di pensiero, di valutazione per meglio vivere anche con gli altri.

 

Non possiamo sempre pensare che la sfera de ‘il fare’ sia più importante dei propri sentimenti ed emozioni. Non possiamo sempre sminuire la nostra vita ‘nel fare’. 

 

‘Cosa hai fatto oggi?’ vi chiede il vostro compagno. E voi cosa rispondete? ‘Ho fatto questo, ho fatto quello….’ Ma quante di voi sente invece la domanda ‘hai cosa hai pensato, oggi?’ o ‘come ti sei sentita oggi?’

 

Invece del fare iniziamo a pensare a come ci siamo sentite nel fare quel qualcosa e poi….valuteremo le situazioni con un po’ più di nitidezza e amore nei confronti di noi stesse.

 

Ricordiamoci inoltre che in qualsiasi tipo di rapporto, se è tale, ognuno porta e dona all’altro le proprie esperienze di vita. Le comunichiamo per far partecipe l’altro, per ragionare insieme, per trovare soluzioni o per non trovarle. 

Se noi trascorriamo la nostra vita a soddisfare i bisogni degli altri e non le proprie, poniamo le basi per una non-relazione, per un vuoto che col tempo inevitabilmente ci ingoierà.

 

Un'ultima considerazione, da non sottovalutare, è quella che il responsabilizzare le persone che ci stanno vicino è un atto d'amore non solo verso loro stessi ma verso la loro stessa vita. Responsabilizzare i figli significa farli diventare grandi e insegnare loro il Rispetto verso gli altri. Responsabilizzare il proprio compagno è farlo crescere e fargli comprendere che il vivere con una donna non significa che questa sia nè infermiera, nè serva, nè un'altra mamma.

Ma 'solo' la sua compagna di vita. 

 

 

 

(A.L.)

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