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Rimorsi

 

Il rimorso è il veleno della vita.

(Charlotte Brontë)

 

 

Come spesso mi capita, sono le persone con le quali dialogo che mi danno spunti per le mie riflessioni. Alcuni giorni fa ho trascorso minuti interessanti con una persona che mi affascina e che riesce sempre ad attirare la sua attenzione. Partendo da un semplice concetto sulla quotidianità,ci siamo imbattuti nel greve quesito per cui tutti, forse, proviamo motivo  di rimorso nelle scelte di vita che ci hanno portato a essere quello che oggi noi siamo e quello che noi facciamo.

 

Guardando al passato,ci possiamo rendere conto che alcune scelte forse si sono rivelate non proprio come le avremmo volute, che non siamo riusciti a valutare nella maniera più ottimale il fine della nostra scelta anche se lo scopo era di indubbio valore.

Oppure altre situazioni proprio vorremmo non averle compiute ritenendo ancora adesso causa di una cambiamento sul nostro cammino.

 

Poiché ci è dato, forse, una unica esistenza, abbiamo giustificato tutto ciò dettato dalla inesperienza e che, ridendo, ci siamo resi conto che se ognuno di noi potesse rinascere portando con sé le esperienze passate, sia quelle positive che quelle negative, saremmo tutti ‘dei grandi’.

Ma forse peccheremmo di presunzione.

E’ un dato di fatto che il sentimento del  rimorso implica la sfera vissuta e mi viene in mente la scena di ‘You’ve Got Mail’ in cui un giovane Joe Fox, alias Tom Hanks dice alla bella Kathleen Kelly/ Meg Ryan: ‘se solo…’

Per cui siamo portati umanamente a confessarci che se avessimo scelto in maniera diversa, la nostra vita avrebbe avuto differenti e senza dubbio migliori implicazioni da quelle che siamo soliti vivere.

Ma davvero sarebbe così?

Saremmo stati davvero più felici, appagati, ricchi,soli/accompagnati, fortunati….

Una cosa è certa, quando noi diciamo ‘se solo avessi fatto quella scelta invece di questa….’, noi pensiamo sempre che ciò che non abbiamo preferito sarebbe stata sicuramente molto migliore di quella che abbiamo convenuto.

Insomma, non ci viene mai in mente che sarebbe stata negativa. Siamo ottimisti nel nostro pessimismo?

E poi, davvero consideriamo noi stessi in maniera così logica e vivida per ricordarci in effetti come eravamo in quel dato momento, cosa provavamo e davvero avremmo potuto agire in maniera diversa da come è realmente stato?

 

Il sentimento del rimorso porta con sé  rancore, dispiacere, tristezza e imbarazzo. Ci sentiamo colpevoli verso noi stessi e nei confronti di chi ci è stato intorno a noi, chiedendoci anche cosa e come gli altri ci hanno visto, in quello sbaglio.

 

Releghiamo il nostro rimorso ad una insufficiente saggezza e ponderatezza esulando fattori molto più ampi della nostra esistenza che hanno comunque fatto parte di noi, della nostra storia.

Il rimorso ci serve ma non a giudicare le nostre scelte, che oggi non possiamo certo cambiare. Se determinate situazioni oggi non possiamo che giudicarle errate, potevano andare bene quando le abbiamo scelte o vissute. Solo perché ci appaiono oggi sbagliate è solo perché queste non ci appartengono più, perché il nostro cammino di vita si è modificato, ampliato, diversificato. Perché siamo andati oltre.

 

Il rimorso non deve essere un giudizio tagliente rivolto a se stessi perché se continuiamo a farlo senza comprenderci, non potremmo che sentirci insoddisfatti nelle nostre scelte.

Il nostro primo rimorso che vale la pena sentire è quello di non darci la possibilità della comprensione di sé. Questo si, è il peggior sentimento che una persona possa provare.

Non giustificarsi ma comprendersi, per valutare gli errori commessi e per crescere facendone dei nuovi e non più gli stessi.

Ad ogni età della nostra esistenza.

 

(A.L.)

 

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