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Abitudini, la sera

Di tutte le stelle tu sei la più bella,

stella della sera.

(Saffo)

 

Abitudine. Il termine deriva dal latino ‘habitus’ che significa ‘abito’.

 

E’ vero, io sono una abitudinaria.

Mi piace quello che faccio, anche se lo faccio ogni giorno.

Perché dovrei cambiare le mie abitudini che mi sono costruita? Se mi piacciono, se le ho create secondo quello che più mi aggrada, non le cambio.

Nonostante siano giornate piene di impegni, familiari e lavorative, io riesco sempre a trovare, in tutto questo, quello che mi piace e che faccio volentieri.

Certo, a volte avrei voluto non dover fare qualcosa, o avrei preferito procrastinarne un altro.

Ma in fin dei conti, alla fine della mia giornata, mi sento più stanca che frustrata.

 

Soddisfatta o meno di quello che ho vissuto, vado a dormire sempre con un pensiero positivo.

Perché da bambina io ho sempre amato addormentarmi con la mano della mia mamma nella mia, quello era il mio pensiero felice.

E così ho fatto sempre con mia figlia.

A lei piaceva che io le leggessi un libro e, mano nella mano, la sentivo addormentarsi anche se i miei occhi erano sulle frasi di uno dei nostri libri preferiti. Pippi Calzelunghe, Il Giardino Incantato, Pattini d’Argento, La Gabbianella e il Gatto.

 

Io trovo che le attenzioni della sera siano le più importanti della giornata. Perché i cancelli col mondo esterno devo essere chiusi e rimane solo lo spazio per se stessi, per le persone che amiamo, per pensare anche a cosa abbiamo vissuto e come possiamo affrontare il giorno successivo.

 

Non faccio nulla di eccezionale, la mia vita non lo è. Anzi, è una vita normale come tutte le persone disseminate su questo pianeta.

 

Per me la sera si apre nel momento in cui posso offrire una buona cena. La cena è un momento bellissimo da partecipare, da offrire, da raccontare.

 

Stare a tavola con la famiglia significa discorrere, coinvolgere le altre persone nel proprio vissuto e partecipare ad un buon pasto.

Sono io che decido cosa cucinare, non perché sia questa una imposizione, ma perché è un dono.

E’ una piccola fetta di gratitudine per quello che le persone della mia famiglia hanno fatto durante la loro giornata, il gesto d’amore per essere stati nella tormenta quotidiana ed un modo affettuoso per far sapere loro che sono arrivati in porto, un porto sicuro e tranquillo dove poter riposare.

 

Mi piace indossare un abito semplice,morbido e accogliente, pantofole morbide, liberarmi del trucco, una doccia che lavi via la stanchezza del giorno, la polvere della città,le amarezze subite.

 

Amo le tavole curate nella loro semplicità, anche se si cena in cucina, la tovaglia ‘di tutti i giorni’che io preferisco, è pulita e non mi piacciono i tovaglioli di carta ma in cotone.

Le posate in ordine, i piatti bianchi semplici, i bicchieri uguali tra loro.

 

La cena è il ritrovarsi, come detto, dopo una lunga giornata. E allora ben vengano i racconti, gli aneddoti, le risate e le frustrazioni.

Come si è stati, come si sono affrontate situazioni piacevoli e spiacevoli, come è stata la vita.

 

 

Dopo cena  i piatti verranno lavati. Non ho la lavastoviglie, non l’ho mai avuta e non mi manca. E non potrei mai pensare di lasciare la cucina in disordine. Questo è un sacrificio, sono stanca e vorrei sicuramente fare qualche cosa di più interessante.

Ma è anche un dono che faccio a me stessa.

L’idea di alzarmi alla mattina e trovarmi i piatti della cena da lavare, mi fa venire il senso di vomito. Lavare i piatti, asciugarli e porre sulla tavola tutto ciò che necessita per la colazione, è un regalo che faccio a quella persona che per prima, il giorno dopo, accenderà la luce di quella stanza.

 

E poi uscire un’ultima volta con la mia maremmanona, un’ultima pipì per dormire meglio, anche lei a pieno titolo membro della famiglia.

 

Spegnere poi le luci forti, aggressive per scegliere quelle più soffuse, in cui gli occhi possono rilassarsi. E ci si prepara per la notte, un bel film, il divano, uno sguardo al pc.

 

Io non ho più bimbi da accompagnare a nanna, ad aiutarli a riporre i giochi, a fare la cartella per la scuola. Ma l’ho fatto per tanti e bellissimi anni, anni che non rimpiango perché quella bambina è oggi una donna.

 

Ora riesco ad avere più tempo per me, dedicarmi un po’ di tempo per la crema per la notte, quella per mani, preparare una tisana, mangiare un pezzo di cioccolato, un po’ di marmellata, abbracciare il divano e guardare il cielo alla scoperta delle stelle.

 

E come dice Charlie Brown

 ‘Day is over, night has come. Today is gone,what’s done is done. Embrace your dream throught the night. Tomorrow comes with a whole new light’.

 

(A.L.)

 

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