· 

Just Married

Si dovrebbe essere sempre innamorati. Ecco perché non bisognerebbe mai sposarsi!

(Oscar Wilde)

 

Le fiabe sono vere, scrisse Italo Calvino.

 

E oggi ci siamo calati nell’atmosfera magica e surreale di una di queste, una fiaba del nostro tempo moderno, composta di tutti gli ingredienti necessari a questa ed è la favola di un matrimonio.

 

E’ una favola contemporanea a cui casa Windsor  tiene particolarmente, uno di quegli spettacoli che tanto i sudditi amano e che vengono messi in scena per tenere alto il prestigio di una monarchia che a tutti i costi deve essere preservata nei suoi riti e nei suoi sempre vividi gossip.

 

La monarchia inglese deve al gossip una infinita notorietà che le altre case reali europee non godono.

Mica perché non siano così importanti o antiche quali quella inglese ma, al contrario, non fanno della loro vita di corte, o di vita, un fatto  di continuo chiacchiericcio e questo fa parte del fascino senza tempo della corona inglese.

 

Così la favola antica del ‘C’era una volta’ si è manifestata nella sua completezza riservando però qualche tocco di modernità intaccando così la sobria etichetta reale e dando spunto per allontanare noiosi e ormai antichi rituali che sono diventati obsoleti e quasi ridicoli in questo mondo che è sempre più virtuale e tecnologicamente a portata di tutti.

 

La Cenerentola di turno porta una ventata di novità sin dalle prime note della rappresentazione scenica che non ha fatto la già nota consorte del futuro Re e che, in rapporto al matrimonio farsa della sempre amata Diana, appare venuta da un altro pianeta.

Il suo.

Infatti questa nuova principessa ha voluto, o potuto visto che lei e il suo principe non verranno insigniti di ruoli così importanti, impostare il suo matrimonio sulle sue note e portando alla cerimonia parte di sé e della sua cultura.

 

 Abbiamo, in primis, assistito finalmente ad una donna che entra in chiesa da se stessa ed è stato bellissimo.

Non mi interessa sapere se il padre della sposa era davvero in ospedale o su una spiaggia a bere cuba libre, mi interessa puntualizzare che qui si è spezzato il rito simbolico del passaggio padre – marito.

 

E l’incontro con il Re- che- non –sarà-mai, padre dello sposo, non ha avuto valore di dipendenza ma di accoglienza.

 

La rivoluzione che ha voluto questa donna non ha avuto solo valenza femminista ma anche culturale e razziale.

Il gruppo gospel e la predica da parte del vescovo episcopaliano, Michael Curry di Chicago, ha fatto tremare un po’ la consolidata e intramontabile, un po’ammuffita etichetta reale anche se, sinceramente, Michael Curry ricordava il Reverendo Brown de ‘Il Principe Cerca Moglie’.

 

Un altro rituale che questa donna, indipendente anche  in campo economico, ha voluto e che per la nostra lingua non ha un grande significato, è quella di non aver voluto, nella formula di rito, pronunciare il ‘thee’o ‘thou’ per il più semplice ed eguagliante ‘You’, cioè Tu.

 

Sembra che l’ingresso di questa donna abbia non solo rotto degli schemi pre definiti ma abbia immediatamente offuscato l’immagine della cognata, così immersa nel suo ruolo, facendola diventare vecchia e brutta copia di se stessa.

La futura consorte del Re ha avuto persino la non felice idea di presentarsi con un vestito già indossato.

Che di suo, per carità, va benissimo se indossato da noi persone comuni ma che, sempre tra noi persone comuni, non faremmo mai anche solo per poter civettuosamente pensare ad una occasione, quella del matrimonio, per farci un vestito nuovo.

Insomma, la duchessa del Sussex, ha messo il dito in una piaga composta da gelosie femminili?

 

 E poi c’è lui, il principe azzurro.

Un principe azzurro emozionato, nervoso, titubante e umano.

Un principe che ha messo a nudo la sua sempre e palese mancanza della sua mamma e che ha voluto qui ricordarla con gesti, fiori e una dolce zia che leggendo un testo gli ha voluto dire che la sua mamma c’è anche in questo giorno e che l’amore di una madre non si ferma e non si cancella davanti alla chiusura dei suoi occhi. E’ solo che si manifesta in maniera diversa.

Davvero un piccolo principe in balia di una tempesta che non si è mai placata.

 

Insomma, questa donna afroamericana, divorziata, con un lavoro, che non ha voluto rinnegare la sua vita per diventare principessa,mi piace.

E questo matrimonio mi ha divertito anche per aver visto sui visi delle vecchie cariatidi segni di palese imbarazzo, a parte il Principe Filippo il quale, forse, non ha capito nulla di quello che stava succedendo. Ma questa è un’altra storia.

(A.L.)

Scrivi commento

Commenti: 0